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Soccombere alla bruttezza delle parole e delle azioni.

«[…] Tutto tradisce e convoglia in un’altra direzione, dove altre leggi dominano i nostri atti e ci pongono continuamente di fronte a una scelta. Soccombere alla noia e alla bruttezza feroci sembra la scappatoia inevitabile.

Soccombere alla bruttezza delle parole e delle azioni.

Allora inventare altri nomi per le cose sembra l’unico atto di coraggio, l’unico grido possibile. Soccombere o additare, resistere. Resistere è vedere un oggetto da ogni posizione e in ogni sua parte con lo stesso rigore del monaco che continua a pregare mentre tutto intorno è assurda maceria. […]»

(Giovanna Sicari, da La legge e l’estasi, I Quaderni del Battello Ebbro, 1999, p. 20-1)

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