Libertà di pensiero
di Cristoforo Prodan
Dedicato con ammirazione a Paolo Villaggio, e al suo recentissimo fantastico libro “Storia della libertà di pensiero” (Feltrinelli, aprile 2008).
Che strana questa paura del Sole che hanno i turisti giapponesi. Si coprono sempre con i loro cappellini e ombrellini variopinti, e li portano con l’eleganza di un giardino zen: tutti precisi, silenziosi, essenziali. Quasi quasi ci scrivo su un racconto di venti pagine… - si dice mentalmente il giovanescrittore mentre sul tram con una mano si regge agli “appositi sostegni” e con l’altra tiene il pollice al punto dove è arrivato dell’edizione economica del Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein.
«Tutto ciò che si può dire lo si può dire chiaramente. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere». Parole sante! il vecchio Wittgy non ne sbaglia mai una! - continua a pensare beandosi della giornata estiva e del fatto che riesce ormai a trovare qualcosa di detto o di scritto praticamente su ogni aspetto della realtà che lo circonda.
Ma mentre la sua mente, distratta e beata, alterna la lettura del Tractatus alle riflessioni esistenziali che quei giapponesi, con la lingua di fuori per il Sole praticamente allo zenith, gli hanno ispirato, il tram fa una brusca frenata. Gli si rovescia addosso una valanga umana, informe e puzzolente di sudore. Un vecchietto, sudato e puzzolente anche lui, sfrecciando con una traiettoria di volo diretta verso la cima del tram, gli sferra un potente calcio di tacco sulle palle. Il giovanescrittore, dopo aver accennato un rantolo di dolore subito represso, si porta di scatto entrambe le mani sulle parti colpite. Staccandosi dal sostegno comincia a volare anche lui nella stessa direzione del vecchietto, come se fosse un aereo cisterna ancorato a un F16 per rifornirlo di carburante. Il Tractatus, che fino a quel momento aveva tenuto ben saldo nella mano sinistra, gli parte per la tangente e dopo un volo radente di quasi dieci metri dentro il tram, va a finire di costa nell’occhio di una signora sui centoquaranta chili caduta di culo tra i carciofi del mercato che le erano fuoriusciti da due buste della spesa.
Aho! li mortacci tua e de’ sto’ cazzo de libbro! - urla la donna con una voce baritonale catarrosa e con gli occhi iniettati di sangue.
A stronza! - gli replica il giovanescrittore - No’ ‘o vedi che ’sto testa de cazzo de vecchio rincojonito m’ha disintegrato le palle! Aripijateve oh! e dateve ‘na carmata! che m’avete rotto er cazzo, tutti! L’anima de li stramortacci vostri! Io so’ ‘no scrittore, e non me va de ’sta a discute co’ le merde che sete!
Mentre continuano a discutere animatamente, una zingarella infila la mano dentro la tasca di dietro del pantalone del vecchietto-F16 per sfilargli il portafoglio; vecchietto che nel frattempo si è spiaccicato contro lo sportello della cabina del conducente del tram fracassandosi la dentiera. Un giovanotto, di quelli a forma di cubo che vanno sempre in palestra, alto quasi due metri, con la boccia pelata, vede la scena e si avventa sulla zingarella sollevandola da terra.
Si vergogni! - urla il giovanescrittore - lei si sta usando violenza verso una persona più debole.
Ma ‘cche violenza e violenza! Fatte ‘na bella manciata de cazzi tua, brutto frocio rotto in culo! Si nun te stai zitto t’apro ‘n due come ‘na cozza! - gli risponde l’energumeno.
Non vi preoccupate! adesso ve la piazzo bene bene su qualche blog letterario questa storia, vedrete! - dice il giovanescrittore.
Sai ‘ndo’ te la devi da piazzà ’sta storia? - gli urla minaccioso il conducente del tram uscito intanto dalla sua cabina.
La scrivo dappertutto - gli risponde il giovanescrittore -, perché la scrittura ha più potere della vostra violenza. La scrittura è…
Ma nun lo vedi che te cachi sotto? Ma ‘ndo voi annà! Ma vedi d’annattene affanculo, va! - gli dice l’autista guardandolo con commiserazione e tornando alla cabina di guida.
Il giovanescrittore si mette a cercare il Tractatus in mezzo ai carciofi sul pavimento del tram, le mani gli tremano. Gli sembra di averlo trovato, sposta i carciofi, che nel frattempo si sono ammucchiati come gli shangai, ma trova solo una rivista porno.
Ecco, guardate un po’ de buci de culo va! - gli urla il giovanotto-cubo. E tutti si mettono a ridere.
Il giovanescrittore scappa dal tram quasi piangendo, e nella corsa travolge la giapponese più anziana del gruppo, che stava festeggiando con questo viaggio i suoi centoquattro anni. La vecchia cade col culo per terra su una merda appena depositata dal cavallo di una carrozzella che trasportava turisti americani. Tutti i giapponesi del gruppo circondano il giovanescrittore e cominciano a bestemmiare Confucio e Buddha. Fa un caldo bestiale mentre il tram si allontana; se ne vanno i giapponesi coi loro ridicoli parasole, e così pure il giovanescrittore. E con lui anche la giovanescrittura dalla realtà.
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