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Come prima più di prima.

Come prima più di prima
di Cristoforo Prodan

Avevo ascoltato quella tua conversazione sul tram. Non riuscivi a esprimerti bene perché l’italiano non è la tua lingua madre. Lui non capiva perché avevi fatto tardi, perché stavi rientrando a mezzanotte. Eri stanca, e forse tornavi da un lavoro faticoso. Lui non capiva e tu provavi a spiegarglielo. Tu parlavi e lui ti parlava sopra, ti urlava. E poi gli hai detto Lasciami in pace! con la tua vocina sottile, gentile: Lasciami in pace! hai implorato. Hai chiuso il cellulare. I tuoi occhi in quel momento, i tuoi occhi a mandorla, i tuoi occhi si sono gonfiati di lacrime. E il tuo volto in quel momento, il tuo volto orientale, il tuo volto si è bagnato di lacrime. Le tue lacrime. E mi sono alzato in quel momento, a testa bassa. A testa bassa mi sono alzato. Ma ti ho guardato in quel momento prima di lasciarti, e tu anche mi hai guardato. Tutto mi ha detto di te, tutto mi era chiaro e tenero e fragile in quel momento. La tua sofferenza, un mondo o un amore che crollava. (Non posso far niente per te. Non posso. Non sono che una cometa di passaggio. Tornerò tra 175.000 anni.) Sono sceso, e tutto è tornato come prima.

Come prima più di prima t’amerò. La-la-laa-la la-la-laa-la la-la-laa.

La mia prima tuta da ginnastica è stata una Sergio Tacchini, in acetato, a zampa d’elefante. Che forza che era, mi piaceva proprio. E stavo bene.

Come prima più di prima t’amerò. La-la-laa-la la-la-laa-la la-la-laa.

Tipo che quando andavo nelle librerie cercavo sempre quell’angolo di libri polverosi, nascosti, in disordine. Tipo che mi piaceva andare in montagna e studiare le cose più assurde e inutili e guardare le stelle e fare tante cose, che dopo è diventato tutto più difficile. E poi, e poi boh! non lo so, non mi ricordo più. Sono passati tanti anni e tante persone. Tanti anni e tante persone. Che dolore.

Come prima più di prima t’amerò. La-la-laa-la la-la-laa-la la-la-laa.
La-la-laa-la la-la-laa-la la-la-laa. La-la-laa-la la-la-laa-la la-la-laa.

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