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Hello, world! Yet another blog.

Hello, world! Yet another blog.
di Cristoforo Prodan

Ci sono delle frasette e dei modi di dire nel mondo di quella che oggi si chiama ICT, Information Communication Technology, che sono entrate nel patrimonio culturale di chiunque abbia assistito alla nascita dell’informatica personale e allo sviluppo iperbolico di internet. Come non ricordare la frase, riferita a un personal computer che si blocca, nel mondo dei PC “IBM-compatibili”, come si diceva una volta, “si è impallato”, e che nel mondo Apple/MacIntosh si trasformava in “andare in bomba”, per via della bombetta sferica nera con tanto di miccia accesa che appariva sullo schermo quando l’applicativo o il sistema “crashava”. Un analogo era il famoso “kernel panic”, appartenente all’esoterico mondo Unix. Si potrebbe compilare un glossario, se non è già stato fatto, che tracci la storia dell’informatica personale attraverso l’uso di queste espressioni.

Nel tentativo di scrivere qualcosa per presentare la pubblicazione in rete dell’ennesimo blog, mi sono appunto venute in mente un paio di frasi “cult” del linguaggio informatico, che bene possono definire il senso di questa iniziativa. Una è quella che è stata il tormentone dei nomi di tanti applicativi e programmini dell’era “freeware” e “shareware”. Nel dare il nome all’ennesimo programma che faceva più o meno le stesse cose che facevano centinaia di altri programmi, i programmatori burloni si divertivano ad anteporre al nome comune o specifico di un programma (tipo “word processor”, “text editor”, ecc.) la frase/prefisso “yet another”, vale a dire “ancora un altro” eccetera; da questo nuovo nome poi veniva spesso ricavato solo l’acronimo, per cui “yet another word processor” e “yet another text editor” potevano diventare “yawp” e “yate” rispettivamente. L’altra frasetta è la mitica “hello, world”, tutta minuscola senza punti né punti esclamativi alla fine, come sottolineano i più attenti esegeti. Questa sarebbe la frase che un programmino di stampa tirava fuori a video o su stampante, e che era stato messo come primo esempio di codice nel famoso libro “The C Programming Language” di Brian W. Kernighan e Dennis M. Ritchie (Prentice Hall, 1988). Ancora oggi può capitare che un programmatore che debba testare un “output” di un codice, scritto in un qualunque linguaggio di programmazione, faccia scrivere per tradizione “hello, world” o la sua variante meno filologica “Hello, world!”. Ma questa frase, proprio per il contesto e l’epoca in cui era venuta fuori, e per tutto quello che dopo ne è seguito, ha assunto un po’ il carattere del “fiat lux” per tutto ciò che attiene al mondo dell’ICT e dell’internetworking. La genesi, la nascita prepotente e gioiosa, di qualcosa che ha a che fare con le nuove tecnologie e la loro meraviglia.

Per questo motivo, l’abbinamento di “hello, world” e “yet another blog” credo che possa davvero esprimere tutto. Nasce un nuovo canale di comunicazione caro mondo, che ti piaccia o no! - mi sembra che si possa dire; e questo è sì l’ennesimo blog, ma è “ancora un altro” blog e dunque una cosa potenzialmente diversa, più avanzata, in qualche modo con pretese di essere migliore. Ma migliore di cosa?, e in che modo pensa di essere migliore? Questo è per me difficile dirlo, perché è come la nascita di un figlio per un genitore: un atto di accettazione dello stato attuale delle cose, ma anche un tentativo di superamento dello stesso. Un superamento tutto nelle aspettative, come può essere quello di una nuova vita, che verosimilmente andrà incontro anche a diverse delusioni. Ma speranza e delusione sono le due facce di una stessa moneta. In mezzo c’è la constatazione che il virtuale fa parte della nostra realtà e che tutti i difetti relazionali che in esso sono evidenti e detestabili non sono altro che gli stessi difetti del mondo reale, portati però alla luce del sole.

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